Ieri sera sono andato per la prima volta in un noto locale del mio paesello. Uno di quelli fighetti e imperiali, con tante luci tipo Coco Bongo di Miami e camerieri tirati a lucido, che potrebbero servire ai tavoli di un congresso politico o a un matrimonio da 200 euro a invitato col maître che vende i tuoi figli al mercato nero se fai cadere una goccia di vino, e invece servono noccioline a stronzetti di quindici anni che si sono appena scoperti il cazzo. Uno di quei posti in cui puoi bere vodka facendo finta di non vivere in mezzo a vacche e carciofi trifolati.
Non avendo mai avuto una vera vita sociale notturna, perché alle 20:01 in genere ho pantofole, copertella sulle gambe e pastina e fagioli nello stomaco, ieri sera ho potuto studiare la fauna giovanile e rendermi conto di quanto sia cambiata nei decenni.
Ormai ho trent’anni e quando rivedo con orrore le foto di classe del liceo, non posso fare a meno di notare quanto eravamo cessi. Cessi in maniera serafica, però, spensierata, unitamente cessi senza distinzione. La democrazia del cesso. Tutti in fila dietro la cattedra e al professore dall’aria “uccidetemi pure, avvelenatemi il caffè della macchinetta, la mia vita non ha senso, ma impeditemi di insegnare l’algebra a ’sti dementi, che se gli metto 4 mi menano pure i genitori. Non ho soldi manco per un cappotto nuovo, questo me l’ha regalato mio suocero quando mi sono sposato ventisei anni fa, e dice ancora che sono un fallito”.
Chi stava in tuta, coi capelli di paglia non lavati, la faccia coi segni del cuscino e le caccoline sul bordo degli occhi. Chi aveva la gobba, il naso enorme da aquila degli Appennini, i brufoloni bianchi dappertutto tipo piaga. L’apparecchio fatto di lamiere raccolte dalla strada, la quinta di seno sulla pancia, le scarpe Adiddas comprate al supermercato.
Insomma, dei mostri. Deformi e imbarazzanti, ma liberi.
E ho fatto il paragone coi nuovi prototipi di adolescente che ieri sera sfilavano nel locale. Diciassettenni usciti da una puntata di Uomini&Donne, dall’outfit escogitato nei minimi dettagli (forse preso in prestito dagli influencer di YouTube), la fierezza nello sguardo snob.

Facciamo entrare Luca, della 4C!
Parapappa-parara. Parapappa-parara.
Luca è appena stato dal barbiere. Potete notare la brillantezza del gel sulla barba rigata attorno alle labbra con rifiniture diagonali sugli zigomi.
Luca sfoggia dei Rayban 2017 nonostante sia buio, un parka verde acido, jeans attillati dai motivi a onda fermi al ginocchio, senza calzini. Il parka è aperto per poter evidenziare le sinuose forme dei pettorali sotto la maglietta finto-strappata, donati dalle 20 ore di palestra a settimana. Sulle dita sono tatuate le sue iniziali, e il padre che voleva ribellarsi alla cosa zitto e muto.

E ora tocca a Erika, 5B!
Parapappa-parara
Erika è conciata da mignottone da combattimento stradale nonostante sia ancora minorenne. Di spicco le calze a rete che s’insinuano nello stivaletto di pitone, un tocco esotico che ben si sposa con il microtop nero e brillantinato intorno al seno. Anche i boccoli antigravitazionali con shatush finale rosa e verde sono freschi di parrucchiere, a cui Erika ha donato 90 euro per poter partecipare alla serata, e che verranno sottratti ai suoi fratellini, che purtroppo domani non potranno nutrirsi.

Francamente non li invidio per nulla.
Maniaci dell’apparenza fin da subito, vittime di una società di belli e glamour a ogni costo. Li vedo malissimo quando i genitori smetteranno di pagargli costosi vestiti, il privilegio di oziare e l’estetista, e dovranno entrare nel magico mondo degli adulti e delle rinunce.

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One thought on “Gli adolescenti di oggi non vogliono essere brutti”

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