Perché odiamo le ragazze che si vestono sexy, con la minigonna, con le scollature ampie, e se subiscono violenze sessuali commentiamo sui social con un “se l’è cercata”?
Perché odiamo gli immigrati col cellulare, i cinesi che guadagnano bene, i senegalesi che vanno a zonzo come facciamo noi?
Perché odiamo gli omosessuali che sfilano ai pride in modo eccentrico, quelli che si tengono la mano per strada, quelli che si sposano davanti ai sindaci e ai parenti in festa, quelli che si possono permettere di avere figli, quelli che vengono ospitati in Tv?
Perché odiamo i ricchi, la Ferragni e Fedez che vanno in vacanza, chi pubblica sui social una bella casa o certi lussi?
Perché odiamo chi si gode il sesso senza amore?
Perché odiamo i single che si appagano con l’indipendenza, chi non ha il mutuo ma l’eredità, chi può andare e venire perché non ha vincoli emotivi, genitori da accudire o responsabilità?
Perché odiamo le coppie aperte che sembrano serene per lo stile di vita che hanno scelto?
Perché odiamo la nudità esibita, il seno scoperto, un bel corpo che ostenta, una madre che allatta in pubblico, un fisico che non rispetta i canoni di bellezza e che osa comunque spogliarsi?

Altro che paese del sole, della pizza e dei sorrisi. Noi stiamo diventando il popolo del rancore. Dell’abbrutimento umano. Il popolo che augura sempre il peggio. Un popolo orrendo, di persone tristi e lamentose, che invece di desiderare il meglio e impegnarsi per ottenerlo, desidera invece che tutti scendano verso il basso, in un grande equilibrio di mediocrità e rinunce.
Noi odiamo chi è libero. E di conseguenza odiamo chi è felice di quella libertà. Questo è il punto. Abbiamo un grosso problema con il concetto di libertà, con chi non ha catene, con chi fa il cazzo che gli pare della propria vita.
Spesso mi sono chiesto il motivo di questo degrado sociale che ci sta avvelenando piano piano e trasformando in persone incapaci di sperare e di vivere in un ambiente eterogeneo, in cui ognuno può compiere scelte idonee alla propria personalità. È che veniamo da un passato sottomesso al fascismo? È che per decenni ci ha governato la Chiesa? È la grande ondata di ignoranza e analfabetismo di ritorno?
Mi sono dato un’unica risposta: l’esclusione.
Ecco, mi è venuto in mente ricordando una suora che mi fece da insegnante di religione alle medie. Aveva questo viso rigido e livido, perennemente arrabbiato, e aveva la bocca piena di divieti, di calunnie e di rimproveri. Tutto ciò che lei non poteva fare, avrebbe voluto negarlo anche a chiunque le stava intorno. Se avesse potuto, avrebbe escluso dalla faccia della Terra tutti quelli che non erano uguali a lei.
Ecco, “esclusione” penso che sia una parola molto importante, che dovremmo ripetere spesso. Più importante di “omofobia”, per esempio, o “misoginia”, o “razzismo”. Perché se raduniamo qualsiasi termine di odio – “puttan*” per le donne, “negr*” per quelli di colore, “froci*” per gli omosessuali e via dicendo -, si può capire che in fondo l’obiettivo è sempre quello: escludere qualcuno. Considerarlo inferiore. Negargli diritti.
In parole povere, cancellarlo.
Sì, noi stiamo diventando quel genere di popolo che intimamente desidera cancellare le persone libere, perché sono quelle diverse. Quelle che non si possono piegare.
Dovremmo invece proteggerle. Dovremmo celebrare la libertà e le libere scelte. Dovremmo smetterla di cancellare le sbavature e tornare ad accogliere la diversità, perché la diversità è l’unico fattore umano che ci migliora e ci arricchisce.

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