Quelli che puntano sui numeri e spendono 1 euro con la stessa tensione con cui si apre un conto corrente, e respirano nervosi, si passano il fazzoletto di cotone sulla fronte, ti chiedono di cancellare con “l’imbianchetto” il numero 28, e ti guardano tormentati come se lo stato gli stesse togliendo tutto.
Ma non giocare e non mi rompere le palle.

Quelli che se ne vanno e poi tornano dopo un’ora dicendo che hanno perso la schedina e alludono al fatto che sia colpa tua o che tu l’abbia trovata e rivenduta e non lo vuoi ammettere, e stanno perdendo l’occasione di vincere 120 milioni di euro.
Ma non hai mai vinto neanche alla tombola in famiglia, affogati.

Quelli che tornano dopo un’ora e la ricarica telefonica non gli è ancora arrivata e allora sventolano le mani all’aria assicurandoti che andranno dai carabinieri, la pagherai, e non finisce qui.
Ma sei solo, non devi chiamare nessuno, puoi aspettare.

Quelli che si spengono mentre ti recitano i numeri della ricarica e a un certo punto sembra che stiano sussurrando al proprio spirito guida perché non senti più che stanno dicendo.
Ma perché non ti fai un amico e sussurrate insieme fuori dalla mia vista?

Quelli che vogliono buttare l’incarto del gelato e per cercare il cestino fissano il pavimento roteando su se stessi, come se dovesse apparire dalle mattonelle come i pranzi di Hogwarts.
Ma come fai ad avere moglie, lavoro statale e mutuo se non trovi neanche il cestino?

Quelli che hanno novant’anni e per prendere un caffè necessitano di rievocare quella volta che persero tutti i loro cari durante la guerra, poi venne la peste, la depressione economica, l’unghia rotta del mignolo, e devi pure farti venire le lacrime di commozione perché loro stanno singhiozzando.
Ma cosa vuoi che me ne freghi, tu almeno hai la pensione!

Quelli che sono casalinghe e allora si accasciano annoiate sul bancone, sbuffando, coi capelli biondo cenere sudati sul trucco celeste, e ti dicono «dammi qualcosa di fresco», come se fossero tua zia che viene a trovarti la domenica dopo pranzo, e allora stai lì a far l’elenco: il succo di frutta, una tonica, un limoncello, un’aranciata, latte e menta, dello zucchero in faccia, la fessa di mammata, e alla fine con l’aria pigra da vitella sbuffano un «vabbuò ja, fammi un caffè.»
Ma fattelo a casa con la macchinetta.

Quelli che sono false mendicanti coi denti d’oro e allora «por piascere, seniore, regalami cornetto, por piascere, e dammi un bichiere d’acqua, ma gasata, por piascere, e ce l’hai un po’ di ghiaccio, che fa caaaldo? E por piascere, la Madonna è con te, seniore, vado in bagno, lavarmi, e la bambina ha faaame, por piascere, cioccolatino per la bambina, regala me caramelle e succo di frutta, por piascere, seniore, 50 centesimi, 1 euro, solo 1 euro, por piascere», e alla fine per scacciarle devi prendere il Libro delle Ombre e recitare il potere del trio coincide col mio.
Ma già lavoro in nero, devo pure occuparmi di immigrazione?

Quelli che sono dei padri sconfitti dalla volontà satanica della moglie e della suocera, e quindi si presentano con una figlioletta-bisonte di cinque anni e 75kg in braccio, e le chiedono umilmente di scegliere tutto ciò che più desidera. Ma la viziatella strepita furibonda, frigna, gli morde le orecchie, getta a terra la zuccheriera, si fa venire attacchi epilettici con bava alla bocca e aumento di pressione. Il padre, terrorizzato all’idea che la moglie lo venga a sapere e gli affondi il mattarello per le torte nelle reni, va nel panico e continua a passarle roba per sapere se «vuoi le patatine, a papà? E vuoi le gomme, a papà? E vuoi i biscotti, a papà? E vuoi il cornetto, a papà? E vuoi il gelato, a papà?», ma io offrirei a entrambi una lezione all’università della vita con la mia Suor Lucidalba delle medie, che puniva genitori e alunni con crocifissi shuriken e Super Luquidator d’acqua santa rovente.

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