Se c’è una cosa che inorgoglisce noi omosessuali, quanto una parrucchiera che una volta tanto indovina quei cazzo di due centimetri che le hai chiesto di tagliare, è la coerenza. Essere il tipo di persona che assicura di desiderare altro oltre il sordido sesso e poi, una volta ottenuto, goderselo davvero senza ripensamenti.
Un’altra cosa è il considerarci meno superficiali del resto dei gay che si vestono da Principessa Serenity anche solo per andare al mercatino bio la domenica mattina.
Tuttavia, per quanto i buoni propositi vivano in salute nel nostro animo finché siamo single e procacciamo incontri amorosi, tutto il disappunto ritrova pieno vigore al termine dei primi appuntamenti da dimenticare che almeno una volta abbiamo tutti subito, e concluso con delle inevitabili scuse poracce per non averne un secondo.

Primo appuntamento con quello che arriva in ritardo.
Sembrerebbe una sciocchezzuola, una pagliuzza lieve, e che sarà mai. Ma tu sei maniacale. Sei un’arpia. Hai trascorso il pomeriggio a spedire in tempo le email di lavoro, a scansare colleghi, vicini di casa, indiani con le rose e la nonna che non ti vede da troppo e ti fa sentire in colpa perché neppure stasera andrai da lei a mangiare i tagliolini in brodo che ti faceva sempre quando avevi sei anni!
Ti sei chiuso nel cesso a studiarti i punti neri, hai vagliato la camicia giusta per non sembrare elegante nel caso lui fosse stato troppo casual, ma neppure uno che va in giro in tuta. E ti sei presentato nove minuti in anticipo, con la palpebra nevrotica tremante, perché adori avere tutto sotto controllo, e quel futuro becchino invece cosa fa?
«Scusami, c’era traffico»; «scusami, mi hanno fermato degli amici e ho preso un caffettino»; «scusami, ho dovuto accompagnare mia madre da mia zia, e non potevo scriverti perché guidavo e non potevo chiamarti perché non parlo della mia vita privata con lei, ma finalmente eccomi.»
Le scuse non bastano, caro Tonio Cartonio inconsapevole dell’ira che ti attende.
La scusa di merda.
Nonostante sia sexy e sufficientemente carismatico, e nonostante abbia pagato il gelato, l’umore è allo sfacelo, e ogni suo spostamento d’aria aziona ormai solo la visione di lui torturato a morte dalle mollette dei panni che vorresti attaccargli sulla schiena.
Trascorri l’appuntamento al tavolino con un sorriso plastico, pensando al Maremoto di Nettuno che gli fotteresti in faccia, e buttando lì considerazioni su quanto dopotutto ti piaccia essere single. Concludete un limone sbrigativo in macchina verso le undici e mezza, prima di dirgli che devi tornare a casa perché è stata una giornata pesante.
Non risponderai subito al suo messaggio di buonanotte su Whatsapp, e al mattino gli scriverai qualcosa tipo “scusa, ho letto solo adesso. Ora scappo al lavoro, ci sentiamo in questi giorni”.

Primo appuntamento con quello a cui hai dimenticato di chiedere l’altezza.
Tu aspetti al parco contemplando le rondini di maggio che fendono il cielo azzurro di questa giornata che segnerà la svolta della tua patetica vita senza minchia, e lui parcheggia alle tue spalle, mandandoti un sms con scritto “sono qui, girati”. E allora ti volti col sorriso di Alessandra Martines in Fantaghirò quando incontrava un nuovo bonazzo a cui sfigurare l’esistenza con calamità e problemi, e nel momento in cui mette i piedi fuori dall’auto ti ricordi di non avergli mai chiesto l’altezza per non sembrare superficiale.
Un lampo nero ti folgora la coscienza, il cielo si colma di nubi e una compilation di immagini di voi nel futuro riempie i tuoi pensieri. Immagini di te che lo presenti agli amici, che gli lanceranno noccioline e batteranno le mani urlandogli “balla scimmietta, balla!”. Immagini in cui andate in giro mano nella mano e ogni tanto lui ti resta aggrappato, e allora lo sollevi per sbaglio e lui ridendo dice “ancora, ancora, volo, volo!”.
Per quanto sia adorabile e sinceramente ironico coi suoi aneddoti da persona-comodino, in quel bar in cui ti porta a bere qualcosa, non puoi proprio fare a meno di appoggiargli per sbaglio il cellulare e le chiavi in testa per andare a ordinare un secondo turno di superalcolici.
Scusa di merda.
Lo trascini a casa tua nel più breve tempo possibile, fingendo per strada che sia un mendicante che ti segue, perché ti senti giudicato dai passanti a causa della sua statura. Lo lanci sul letto come una ballerina di pattinaggio sul ghiaccio e ricordi che un amico una volta ti ha detto che i nanetti ce l’hanno enorme. E quando gli cali le braghe con uno scatto impetuoso e con un balzo molleggiante il suo prosciutto ti colpirà l’occhio – perché sarà così, oh sì, sarà effettivamente grosso -, tu rimarrai in ginocchio, disarmato, annichilito, chiedendoti perché il più bel pene a forma di lattina debba appartenere a un ragazzo con cui non riesci proprio a immaginarti.
La mattina dopo, con un senso di tristezza e malinconia per quel pescecane, gli invierai a malincuore un messaggio in cui ti scuserai gentilmente perché non è scattata la scintilla, ma lui ti fermerà prima che tu possa terminare la cazzata, e sorriderà con un emoticon rispondendoti “non fa niente”, perché i ragazzi bassi sono così, teneri ed empatici. E tu sei una merda frivola.

Primo appuntamento con “la passiva”.
Eri così contento che uno tanto sexy fosse disponibile con te, che ti sei lanciato prima di sentirlo al telefono. Ma hai fatto male i conti, non bisogna mai essere frettolosi.
Una volta superato il disagio iniziale derivato dal suo «ciaaaooo!» stellare, urlato dall’altra parte della strada con una mano floscia sollevata, e fatto finta che quella sua grande borsa a tracolla sia per lo meno unisex (chissà dentro quanti specchietti e correttori per le rughe, ma non ci pensare), cominciano i veri drammi. La sua risatina delfinica a ultrasuoni danneggia le apparecchiature pubbliche wifi, che già scintillano appese ai pali della piazza. Il suo sorrisetto malizioso fa tanto adolescente in piena ribellione ormonale, figlia di partecipanti al Family Day, e i vecchi bavosi di passaggio già vi ronzano intorno al tavolino come gatti col pesce caduto dal bancone del ghiaccio. Le sue braccia sono scomposte in così tanti angoli che potresti usarlo per progetti universitari, dato che la scuola pubblica è in difficoltà e ha dimezzato l’attrezzatura.
Non sarai mai abbastanza attivo per soddisfarlo, ti senti quasi incompetente, incapace, e può dirsi versatile quanto gli pare, tu non ti inchinerai per sbucciare il carciofo a uno che molto probabilmente si fa chiamare La Katy dagli amici.
Scusa di merda.
Se riesce a insinuarsi subito nelle tue mutande, sradicarlo sarà un’impresa. La passiva è molto amorevole e alla ricerca di un principe azzurro che ami solo lei, almeno fino al prossimo weekend, ed è molto combattiva. Una volta al sicuro in casa, e dopo aver girato la chiave tre volte per sicurezza, scrivi l’unico sms politicamente corretto che non ti costringa a farti un esame di coscienza sul tuo grado di omofobia interiorizzata (che pensavi di non avere), e capace al contempo di non offenderla ma di allontanarla: “purtroppo sto risentendo il mio ex e sono molto confuso. Mi ha scritto proprio ora. Sei una persona davvero piacevole, ma forse è meglio non rivedersi subito. Ti chiamo io”.
Poi chiami lo psicologo perché forse sotto sotto sei un gay che odia gli altri gay.

QUI LA SECONDA PARTE

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