Primo appuntamento con un bono egocentrico.
È come quando si dice che all’Estero funziona tutto, tacendo stoicamente il più piccolo disguido solo perché si odia essere italiani. Ecco, per quanto ci si ostini a dire che i boni non sono tutti dei chicchirinielli – *cerca su Google se non sei nato al Sud* -, è altamente improbabile incontrare un ragazzo molto bello che sia modesto, e per modesto intendo uno che si fa ancora le foto da solo (perché un ragazzo attraente dispone sempre di amici-equipe pronti a piazzarlo su uno sfondo bianco, con bocca socchiusa e sguardo meditabondo). Un tipo che pensa che il corpo sia un tempio da mantenere con cura, ma che sappia anche schivare le insidiose trappole della grammatica. O che non sostenga che il passato del verbo cuocere sia cuocetti, dato che le compagne un po’ cofane già facevano i compiti al posto suo alle superiori sperando di essere notate, un giorno, gira e spera il desiderio si avvera. O, perlomeno, che non creda fermamente che ogni cosa gli sia dovuta senza l’ausilio dell’educazione solo perché ha gli addominali.
Ma saresti pure disposto a chiudere entrambi gli occhi sulle ultime dodici battute che non ha capito. In fondo a chi non piacciono i bei uaglioni? Quello che proprio non tolleri è la sua sfacciata consapevolezza di sé, nutrita dai 23k di seguaci che ha su Instagram, che tu pensi oh, sono due anni che sono iscritto e non mi segue manco la mia famiglia.
Perciò l’appuntamento si consuma a un tavolino minacciato da camerieri zombie che continuano a domandare «tutto bene?», ma rivolgendosi solo a lui perché vorrebbero trottarselo in bagno. Tu sei lì, t’impegni a investire il tuo bagaglio emotivo, cerchi di narrare qualche episodio del campeggio da bambino o della sterilizzazione traumatica del cane, ma lui continua a parlare di sé e allora levi mano.
Scusa di merda.
Alla fine, il tanto vagheggiato mito di colui che nel curriculum inserisce “merchandiser”, “web designer” e “modello”, pieno di muscoli depilati effetto Duplo sotto le camicie aderenti, si rivela una noiosa un’operazione pubblicitaria di se stesso. Dopo due ore non ti ha rivolto mezza curiosità e non ha la più pallida idea di chi tu sia, neppure gli interessa.
Te lo porti a casa stremato dalla uallera e ci scopi per sette minuti, saggiando lo stesso calore umano provato quando ti infilavi nel culo i pennarelli a diciassette anni: plastica. Il giorno dopo ti mancherà il tuo ex, quello senza capelli che ti mangiava i capezzoli come solo lui sapeva fare. Il bono sarà sconvolto dal non ricevere sms di complimenti e lodi, ti saluterà con un “ciao…”, umiliandosi perché in genere è lui che riceve messaggi, e tu gli dirai che cerchi altro.
Chiamerà subito il suo spacciatore per una dose.

Primo appuntamento con “appoggiamelo solo”.
Sembra un tipetto grazioso ed eclettico. L’appuntamento è ciò in cui speravi da tempo. Tutto s’incastra, sorrisi emozionati e piedini che si toccano. Un equilibrio inaspettato di simpatia, educazione, interessi comuni. Già ti vedi al barbecue in giardino col grembiule a fragole e il forchettone che rivolta bistecche, mentre lui accoglie gli amici tutti sposati per il pranzo sotto il gazebo, e vi stringete raggianti mostrando gli anelli.
Il primo bacio all’uscita del locale è tenero e continuate a limonare su una panchina al parco. La cosa si fa furente, sei a digiuno da mesi perché non ti piace il sesso occasionale e ti ammazzi di seghe, ma con lui ti senti già coinvolto per calare la zip. Mentre gli mordicchi il lobo, tuttavia, lui si gira con disinvoltura e ti dà il culo in mano. Tu, un po’ spiazzato, biascichi «ehm, non posso, non ho profilattici…», e lui, stordito dalla libido e col fiatone da cane che scappa dal cortile nel periodo dei calori, mormora con voce rauca «non fa niente, appoggiamelo solo, dai…»
Ripensi istintivamente a quando, nel bar, ti ha detto che anche lui non faceva sesso da tre mesi, e allora ok, è un bravo ragazzo come te, figurati se ha piattole, funghi o licheni, glielo appoggi solo. Ma appena commetti l’imprudenza, la sua mano meccanica ti afferra il bacino e cerca con forza sovrumana di spingerti dentro e risucchiarti, e allora ti aggrappi al ramo più vicino per non entrare e urli «fermo, che fai? Non ho il profilattico!» Lui si agita convulso, col sudore che lo infradicia, le pupille sparite dietro i bulbi, e sbraita «fottimi! Fottimi adesso, sono la tua puttana!» «Lasciami, lasciami stare, non scopo senza profilattico!» La testa gli si gira di 180° e ti deride maligna, spruzzando bava, e la sua voce ormai demoniaca risponde «neanche io, cazzo, non lo faccio mai, ti prego, sborrami dentro! Chiavami!»
Spezzi il ramo e lo usi per tramortirlo, lasciandolo con le chiappe al gelo sulla panchina e scappando via.
Scusa di merda.
Dopo aver pianto per un’oretta perché gli uomini sono tutti uguali, gli mandi un sms con la scusa di non essere un tipo sessuale e che non potrà mai funzionare, e lui commenterà scrivendoti: “ :’( mi piaci tantissimo, ripensaci, io non sono così 🙁 è che mi piaci, non lo faccio mai senza, di me ti puoi fidare :’( ”.

Primo appuntamento con mr clito.
Per la una volta nella tua vita – che chiamerai per sempre “lo stupido giorno in cui decisi di aspettare” – incontri un tizio romantico e cavalleresco. Tanto che dopo l’aperitivino e il bacio sotto casa fai un po’ la cretinetta arricciolandoti i capelli, gli dai la buona notte e, col cuore che balla qualche canzoncina di Jovanotti, ti fiondi in casa e poi sfrecci alla finestra per vederlo andar via, questa volta ascoltando mentalmente I don’t want to wait, che per l’occasione ricordiamo come Ai no wan u way.
È tutto bellissimo. Sei già al terzo appuntamento più bello di sempre e non gli hai ancora dato la ricompensa, perché volevi prima conoscerlo, è quello giusto, lo senti. Ad avvalorare la tesi è il fatto che non abbia ancora toccato l’argomento sesso, perché ti rispetta, e desidera che ogni cosa sia romantica.
Sei al quarto appuntamento e ti sei rotto il cazzo. Sei arrapato come un prete omosessuale che torna dalla gita in autobus di 5 giorni a Pietralcina con un gruppo di 32 signore che non hanno fatto altro che parlare di mammografie e immigrati. Sei al quarto cinema e per tutto il film non hai pensato ad altro che al suo martello. Dopo, te lo carichi di peso in ascensore e lo fai rotolare nell’ingresso di casa. Le mani fameliche gli afferrano i bottoni, sganci tutto, abbassi le mutande e…
«Sono una persona orrenda, faccio schifo!» ti disperi in lacrime con la tua migliore amica, seduto su una collina di fazzoletti di muco. Lei cerca di massaggiarti la spalla facendo finta che non sia così, e ti assicura che no, sei una persona meravigliosa, solo un po’ delusa, perché avevi delle aspettative. Ma tu lo sai che fai davvero schifo, sei vuoto, superficiale, sei uno per cui un pene microscopico mette fine a una frequentazione. Quando lo hai preso in bocca sentivi le vertigini dello svenimento e vedevi le stelline da pressione bassa, e avrai incubi per settimane. Incubi in cui plotoni di piccoli peni alati planano dal cielo e ti violentano senza farti sentire dolore. Continui a piangere, perché non avrai mai il coraggio di dirglielo. Lui poteva essere l’uomo dei sogni con cui creare una famiglia, la vita è una fogna, l’amore non esiste.
Scusa di merda.
Gli parli col cuore in mano, rammaricato, e gli comunichi la pura verità: la tua analista ti vieta categoricamente di avere relazioni adesso perché il percorso di risoluzione personale non è finito. Sicché gli baci la fronte, gli volti le spalle, ti asciughi l’ultima lacrima e ti riprometti che mai, mai più farai la cagata di non scopare al primo appuntamento.

QUI LA PRIMA PARTE

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