“Ciao Pierpaolo,

passo la vita a fare l’alternativo, quello che la modernità delle relazioni interpersonali prima di tutto, e poi?, mi ritrovo ingabbiato nel più classico dei cliché: con una persona accanto che non amo più e la consapevolezza che l’unico uomo che vorrei vicino l’ho conosciuto tre anni fa, vive a Parigi, e nel suo ultimo messaggio mi ha scritto “I Love You, Come to Me!”
E adesso? Che faccio? Lascio la mia città, il mio sudatissimo lavoro e mi trasferisco?  All’alba dei 40 è lecito anche solo desiderarlo?  E se una volta lì mi accorgessi di aver fatto una minchiata? Aiuto!

Anonimo”

Caro Anonimo,

be’, in questi casi è davvero dura poter dare un parere esterno. Credo sia uno di quei momenti topici in cui sul piatto delle probabilità devi poggiare i pro e i contro della tua vita. Dovresti domandarti quanto sia necessario per te l’amore, se è così vitale da poter correre un rischio simile. Lasciare un uomo che probabilmente ti ama, ferirlo, mollare il lavoro in un momento storico di crisi, e rincorrere una persona che, dopotutto, hai la certezza che resterà con te per sempre? Cambiare città è lecito, ma cambiare nazione richiedere qualche esame in più. Forse, purtroppo, questo è uno dei rari casi in cui il realismo potrebbe essere il migliore dei consiglieri. I quaranta non sono un impedimento enorme al richiamo dei sentimenti, ma un errore a quest’età si paga doppio.
Se stare con l’uomo che ti dorme accanto per te è una piccola morte, allora forse dovresti lavorare su questo, interrogarti sul perché sei rimasto in una relazione che non senti tua. Ma darle una rivoluzione con il pretesto di un amore lontano sarebbe ingiusto nei suoi confronti e anche nei tuoi. Insomma, potreste farvi male tutti e tre.
Magari la scelta migliore è quella di fare un passo alla volta e confessarti con l’uomo che, nonostante tutto, merita di più un gesto d’affetto, al momento: il tuo compagni. Digli ciò che provi. La verità, spesso, apre nuove occasioni al posto nostro.
Spero che tu faccia la cosa più giusta senza portarti dietro rancore o pentimento.

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