Io detesto prendermi le cotte.
Succede soltanto una volta ogni cinque anni circa, perché poi dopo vivo nel rancore e nei pentimenti delle mie cretinate, rimugino sulle cose che avrei potuto fare meglio per risultare uno scopatone dei sogni, e divento insicuro di me.
Le odio perché sono un ansioso e a me piace avere il controllo. Non dell’altro ma di me stesso, della situazione, e invece quando prendi una cotta il tuo amor proprio è legato a quanto piaci a lui.
Sono più tipo da innamoramento tiepido e pacato, prolungato, ho bisogno di tempo per capire e adagiarmi. Sono per le cose serie e da subito divanate, ripetitive, in cui programmo tutto, come quando ho il tempo di preparare una grande cena per gli amici e comincio al mattino a bollire le patate e a cuocere il ragù.
La prima catastrofe di quando mi prendo una cotta è che al primo appuntamento ufficiale mi guardo allo specchio e mi vedo deforme, mi vedo Sloth della banda Fratelli, ho un occhio in basso, i denti ammucchiati e la fronte storta, e quei capelli di paglia di merda, guardo lo specchio e urlo “sei un cesso! Mi hai capito? U-n-c-e-s-s-o!”, poi spalanco l’armadio e non ho niente, come mi è saltato in mente di comprare vestiti così orrendi?, e divento totalmente incapace di stabilire una combinazione di colori tra camicie e jeans che non susciti infermità mentale. Lui sicuramente sarà vestito benissimo, casual ma non sportivo, raffinato ma non altezzoso. Così dopo 40 minuti esco di casa ma poi risalgo, non mi piaccio, mi rivesto da capo ma sto sudando per l’angoscia di fare brutta figura, e mia madre dal soggiorno chiede “che cazz’ stai cumbinand?”, ma lei non può capire che sto uscendo con uno che a me sembra bonissimo mentre io sono Josie Buzzicozza, tanto vale che esca con un tutù rosa e le paiette e mi faccia buttare delle uova addosso da quello che sto già sognando sarà mio marito.
Se questo appuntamento andasse bene potremmo vivere insieme! Verrebbe a prendermi a casa dei miei in motocicletta, e la sua chioma fluente farebbe invidia alle povere stronze del paese mentre mi conduce a casa sua, che ora sarebbe nostra, un villino di mattoni e il camino con dentro le nostre asciugamani ricamate dei nostri nomi, e faremmo dei figli bellissimi grazie al suo seme sexy, e il piccolino farebbe judo mentre la grandicella sarebbe campionessa di danza, e li opprimerei entrambi perché dessero il meglio fino a farmi odiare per il loro bene.
In ogni caso la conseguenza che più detesto delle cotte è la perdita totale di intelligenza e sapere. Passo dall’essere forbito come Michela Murgia al vocabolario poco ambizioso di un ballerino di Amici.
In sua compagnia comincio a ridere con un “ha-ha-ha!”, con intervalli regolari di due minuti. Qualunque cosa lui dica rispondo con un “aaah-ha-ha-ha! Ha!”, buttando indietro il capo e i capelli e sbudellandomi dalle risate anche se sta solo parlando di come Salvini e i 5stelle non potranno governare insieme perché sul quadernone avevano scritto appunti rabbiosi fino alle elezioni e poi solo un sacco di pagine vuote, e quindi è una cosa tremenda, non ci sarebbe niente da ridere, è il nostro prossimo futuro distrutto, ma io rido per compiacerlo. E quando non rido sto zitto, altrimenti tartaglio, pause lunghissime in cui cerco di ragionare e non so come rompere il silenzio, e così lui se ne accorge e me lo fa notare, e quando fai notare a una persona timida che sta in silenzio cosa succede? Che la spingi a dire qualcosa in fretta e furia.
Mi compaiono davanti alcuni argomenti di conversazione appetibili e li vedo volteggiare su un tabellone. “Religione: perdita esponenziale della fede nella società media del duemila”, “ambiente: inarrestabile morte delle api in tutto il globo”, “benessere: le spezie stimolano davvero le difese immunitarie?”, ma non ho tempo, lui è accanto a me che aspetta come Mike Buongiorno, e io non ho vocali da comprare. Sono ormai una cheerleader che sogna di conquistare il campione di basket della scuola e sa che dargli la fessa è una mossa vana perché può averne a furgoni ed è troppo scema per conquistarlo con la personalità, visto che la mia l’ho persa quando sono uscito di casa!
Allora mi butto. Pesco un argomento al volo dal tabellone dei suggerimenti ma ne pesco due o tre insieme per la fretta e la voglia disperata di fargli fare quel “ha-ha-ha!” che sto ripetendo io istericamente, voglio farlo ridere e guadagnare punti, deve ridere cazzo!, ma per la tensione mi escono tutti gli argomenti insieme, sia “religione” che “agricoltura”, e allora dico “sdragusnia”, che a una prima analisi superficiale potrebbe sembrare una parola russa, ma è solo un mix di tredici parole italiane diverse.
Lui mi guarda imbarazzato e mi chiede “scusa…?” e io per la vergogna non parlo per il resto della serata, anche perché ho smesso di produrre saliva da mezz’ora e la mia voce è simile al rumore che fa un’adorabile vecchina di 106 anni dimenticata in un ospizio, e chi vuole scoparsi una vecchia centenaria?
La parte sessuale è ancora peggio, perché per riparare alla scena muta di prima cerco almeno di farlo eccitare, esagerando e trasformandomi in una geisha che si mette accovacciata tra le sue gambe, lussurioso, affamato, voglio fare l’esperto almeno di una cosa nella mia patetica vita, il mangiatore di uomini che sa farli impazzire, ma ormai lui starà pensando che non abbiamo niente in comune per poterci sposare e fare figli campioni, non gli viene manco duro e resto con ‘sto coso moscio in mano e mi sento un fallito.
Cado nello sconforto, scappo a casa e gli scrivo “scusa, non sentiamoci per un po’, stiamo correndo troppo e non sono ancora pronto, sai, il mio ex mi ha ferito”.
Quindi sto in riabilitazione per sei mesi, non esco di casa e ingrasso, e torno a cercarmi un impiegato delle poste con cui avere una placida storia d’amore senza psicosi.

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