“Ciao Pierpaolo,

ho appena letto uno dei tuoi post riguardo al “club delle pecore nere” e come sempre, nonostante guardi Facebook molto poco, capita un tuo post sull’argomento giusto al momento giusto. Ti seguo ormai da un po’, in silenzio, ma non manchi mai di rincuorarmi, facendomi notare che non sono la sola a sentirsi in quel modo.
Sai, mi sono laureata da poco in chimica e tecnologia farmaceutiche, bello no?, un grande traguardo raggiunto. Tutti mi chiedono, “com’è la vita ora che ti sei laureata?” Lo fanno con un sorriso a mille denti, perché uno si aspetta che ci si senta liberi, privi di un peso, felici.
Io tendo a mentire, come quando ti chiedono “come stai?” e tu rispondi tutto bene per non star lì a spiegare perché non stai bene o magari perché stai super bene.
La verità è che non so esattamente cosa rispondere, non so come spiegare quello che sento. Forse mi sento come ad un bivio, ma con moltissime alternative, senza sapere quale scegliere e soprattutto senza sapere dove mi porterà la strada. Finalmente sono libera di fare della mia vita ciò che desidero e invece sono qui a chiedermi “ma cos’è che desidero?”. Cosa sono in grado di fare? Quali compromessi dovrò fare per ottenere quello che voglio?
Credo che la parola giusta per dire come mi sento sia “inadeguata” o forse no, perché sono sicura di avere delle capacità che posso sfruttare per fare qualcosa che mi dia soddisfazione eppure non sono in grado di capire quali siano o magari mi sottovaluto, pensando che quella “capacità” non possa essere definita tale e pertanto non possa essere sfruttata.
E ho paura, di scegliere di restare lontana dalla mia famiglia pur di seguire la mia strada (vivo al nord da quando ho cominciato l’università e, mentre prima ero “obbligata” a stare qui per studiare, ora volendo potrei avvicinarmi ai miei e non doverli vedere tristi perché vado via e torno chissà quando).

Per farla breve sono qui, al mio bivio, con il tempo che scorre ma inchiodata da me stessa al pavimento, con la voglia di fare tante cose ma senza poi farne davvero nessuna.

Anonima.”

Cara Anonima,

purtroppo l’ansia divora tutto, soprattutto il tempo. Ti paralizza e ti toglie la sensazione di vivere, facendoti annegare in uno stato di frustrazione, smarrimento, incompiutezza, ritardo. Ma così come l’ansia ci ferma, noi possiamo fermare l’ansia. È un’emozione, nulla di più. Un’emozione che ingigantisce tutto e ci fa perdere di vista l’unica cosa che dovrebbe guidarci: la vita.
Viviamo in un brutto periodo storico, in cui abbiamo il fiato della gente sul collo a causa dei social, che esibiscono continui termini di paragoni. E poi il precariato, il governo, i genitori e le loro ambizioni, la paura di sbagliare, di deludere noi stessi, di perdere altro tempo. Siamo stati educati malissimo da questi ultimi decenni. Educati a non poter sbagliare. Educati a vedere gli errori come da evitare a tutti i costi, un capolinea per la nostra autostima. Abbiamo dimenticato che gli errori non esistono. I fallimenti non esistono. I tentativi non esistono. Sono solo fobie. Come diceva il creatore di un videogioco, nel film Ready Player One, “l’unica cosa reale è la realtà”. E la realtà è che siamo vivi, e che vivere vuol dire agire. Azione. Tutto il resto è una scemenza della mente, è una giravolta dell’ansia o un’influenza esterna, che viene da chi ci circonda. Facciamoci manovrare dalla realtà, cara Anonima, non dalla paura.

Sai cosa faccio spesso, di sera? Sono molto stanco per il lavoro e così mi faccio una doccia, ceno e poi penso: stasera potrei guardare un film, mi farà bene, è comunque cultura e devo tenermi al passo con le nuove uscite, per il mio bagaglio culturale, e potrei anche rilassarmi. Oppure un libro, anche quello non lo faccio da un po’, sono un disastro, dovrei recuperare, le persone come si deve leggono, serve alla mia formazione. Anche se tutto sommato ho trent’anni, per una sera potrei giocare a Play Station e oziare, me lo devo, no? Ho lavorato tanto, ci sta un po’ di divertimento, di nullafacenza, e potrei giocare a Play Station mentre mangio biscotti e bevo un thè.
Sono solo tre opzioni. Ti sembrerà una cosa ridicola, eppure l’ansia di dover scegliere tra una di queste, l’ansia di dover gestire bene il mio tempo manda all’aria tutto. Il tempo che non vorrei perdere lo perdo eccome, dietro alla paura di non gestire bene proprio quel tempo. Assurdo, eh? E così si è fatta ormai mezzanotte. Non ho letto, non ho visto un film, non ho giocato alla Play. Sono stato su Facebook a cazzeggiare, paralizzato, a pensare, pensare, pensare. Penso sempre e non concludo niente.

Allora il mio consiglio è questo, Anonima: non perdere tempo prezioso a chiederti cosa sai fare, cosa desideri, a quali compromessi dovrai sottostare. Queste sono fandonie del futuro, non hanno alcuna importanza ora, perché tu vivi adesso, nel presente, ora. Oggi. È inutile pensare al futuro. Il futuro è il tempo dell’ansia. Il tuo tempo invece è adesso.
L’ansia si combatte agendo, lo devi a te stessa. È l’atto d’amore che devi compiere per poterti concedere la possibilità di capire davvero chi sei, cosa vuoi, di cosa sei capace.
Non sbaglierai mai, perché l’unico sbaglio è non viversi le esperienze, belle e brutte. Non farti domande. Vivi.

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